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Sabato 19 Dicembre, ore 15,00 – davanti alla Statua del Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio.

Quota di partecipazione: € 11,00 comprensiva di  servizio di radiocuffie e visita

Termine ultimo di prenotazione: venerdì 18 Dicembre ore 13,00

Condurrà la visita Massimiliano Del Moro, storico dell’arte e guida turistica autorizzata

Eretta sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta nel VI secolo, la Basilica di Santa Maria in Aracoeli sorge sulla cima più alta del Campidoglio. Il suo nome trae origine da una leggenda secondo la quale una sibilla avrebbe predetto ad Augusto la venuta del figlio di Dio dicendo “Haec est ara filii Dei”, ovvero “Questa è l’ara del figlio di Dio”: da qui il nome di Ara Coeli.

Intorno all’anno Mille divenne abbazia benedettina, per passare successivamente ai frati minori, che tuttora la officiano e che la ristrutturarono, conferendole l’attuale aspetto romano-gotico.

Nel Medioevo assunse un ruolo assai rilevante poiché vi si radunavano i consiglieri per discutere della “Res Publica”, una sorta di nuovo foro di Roma. Da qui, Cola di Rienzo parlava al popolo. Qui, inoltre, si tenevano le elezioni dei Caporioni della città.

Nel 1341, Francesco Petrarca vi fu laureato Poeta.

La costruzione di una nuova scalinata in marmo di 124 gradini, risalente al 1348, fu commissionata come voto alla Vergine per la fine dell’epidemia di peste che imperversava in tutta Europa. Fu realizzata con marmi ricavati dalla scalinata del Tempio di Serapide al Quirinale e fu, poi, inaugurata dal tribuno Cola di Rienzo. Era considerata una vera e propria Scala Santa. La scalavano in ginocchio le zitelle in cerca di marito, le donne che volevano un figlio, le mamme che chiedevano latte per i propri figli, e anche chi desiderava vincere al Lotto.

La chiesa, però, è famosa soprattutto per il Santo Bambino, la scultura che, secondo la tradizione, era scolpita nel legno degli ulivi del Monte dei Getsemani. Il Bambinello dell’Aracoeli era amatissimo dai romani che gli attribuivano poteri miracolosi, come quello di far resuscitare i morti e di guarire i malati gravi. Fu trafugato nel 1994, e mai più ritrovato.

Nel XVII secolo i forestieri solevano dormire sulla scalinata, fin quando il principe Caffarelli non li scacciò facendo rotolare sulle scale delle botti piene di pietre.

Durante l’occupazione francese e la Repubblica del 1797, la chiesa venne sconsacrata e adibita a stalla. Venne riabilitata alla fine della Roma napoleonica, ma dopo il 1870, riuscì a salvarsi a stento dai lavori di demolizione per la costruzione del Vittoriano.

Il pavimento della basilica, in stile cosmatesco, è ricco di sepolture e lapidi funerarie, tra cui ricordiamo quella dell’arcidiacono di Aquileia, Giovanni Crivelli, realizzata da Donatello, che si fermò a Roma tra il 1431 ed il 1433.

La chiesa è a tre navate suddivise da colonne di reimpiego tutte diverse l’una dall’altra. In una delle cappelle sono stati rinvenuti i resti di pitture attribuite a Pietro Cavallini, mentre nella Cappella Bufalini si trova un ciclo di affreschi realizzati da Pinturicchio e dedicati a San Bernardino da Siena che rischiò di morire sulla scalinata di Santa Maria in Aracoeli, perché accusato di eresia. Altri affreschi, invece, sono opera di Benozzo Gozzoli.

  

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