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Venerdì 10 Aprile, ore 10.00 – Piazza San Bartolomeo all’Isola Tiberina

Quota di partecipazione€ 11,00 comprensiva  di visita e del servizio radiocuffie

Termine Utlimo di prenotazione: mercoledì 08 Aprile  ore 13,00

La visita sarà condotta da Massimiliano Del Moro, storico dell’arte e guida turistica autorizzata

In questo giorno, appartenente al Triduo Pasquale, si ricorda l´Ultima Cena di Gesù con i suoi apostoli e il tradimento di Giuda. Nella Chiesa cattolica il Giovedì Santo è caratterizzato soprattutto dalla messa del Crisma e dalla messa in Cena Domini.

Il giovedì mattina si celebra nelle cattedrali la Messa del Crisma, in cui il Vescovo consacra gli Olii Santi: il Crisma, l´Olio dei Catecumeni e l´Olio degli Infermi. Essi sono gli olii che si useranno durante tutto il corso dell’anno liturgico per celebrare i sacramenti. Nella messa del crisma tutti i presbiteri rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione sacerdotaleLa sera del giovedì invece si celebra la Messa in Cena Domini (Messa della Cena del Signore), che dà solenne inizio al Triduo Pasquale; in essa si fa memoriale dell´Ultima Cena consumata da Gesù prima della sua passione e si commemorano l´istituzione dell´Eucarestia e del sacerdozio e il comandamento dell’Amore.

 Durante questa Messa si svolge il rito della lavanda dei piedi, ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena. Dopo il Gloria della Messa, in cui suonano a festa, le campane non vengono più suonate fino al Gloria della Veglia Pasquale, nella notte fra il Sabato Santo e il giorno di Pasqua, per sottolineare con il silenzio l´attesa della gioia pasquale, quando le campane stesse risuoneranno a festa.

La messa Vespertina del Giovedì Santo dà solenne inizio al Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Gesù. La celebrazione termina con la processione eucaristica all´Altare della Reposizione. In serata, fino alla mezzanotte, i cristiani sono invitati a soffermarsi presso l´altare della Reposizione in adorazione dell´Eucaristia donata da Gesù in questa notte, e nella meditazione sulla sua agonia nel Getsemani e sul suo tradimento. Questa tradizione è molto sentita, dal pomeriggio vengono visitati i “sepolcri” addobbati ed esposti nelle Chiese della città.

Il sepolcro è in realtà l´Esposizione Eucaristica, con le ostie precedentemente consacrate. In simbologia del buio della morte in contrapposizione a Gesù, Pane di Vita, gli Altari della Reposizione venivano “oscurati” coprendo il Crocifisso (inizialmente, poi estendendo la cosa alle immagini sacre e/o alla pala d’Altare) con drappi del colore viola (proprio dei paramenti liturgici del Tempo di Quaresima) e addobbati in maniera molto curata, generalmente impiegando fiori bianchi insieme a chicchi di grano germogliati al buio.

L´usanza è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna).

La tradizione popolare era originariamente di visitare e pregare su almeno sette altari, sette come il numero biblico per eccellenza  (le virtù; i peccati capitali; i doni dello Spirito Santo; i Sacramenti; i Sigilli la cui rottura annuncerà la fine del mondo, seguita dal suono di 7 trombe suonate da 7 Angeli, quindi dai 7 Portenti e infine dal versamento delle 7 Coppe dell’ira di Dio nell’Apocalisse di San Giovanni; il numero delle Chiese da visitare per ottenere l’indulgenza negli Anni Santi); in tempi più recenti questo numero si è ridotto a tre, a simboleggiare la Divina Trinità.

Pertanto, questa tradizione, seppure riportata in modo erroneo, continua a portare devote visite alle nostre Chiese.

Quest’anno Vi invitiamo a pregare in sette delle più interessanti chiese del Rione Trastevere: partendo da San Bartolomeo all’Isola Tiberina passeremo poi a San Benedetto in Piscinula, Santa Cecilia, Chiesa della Madonna dell’Orto con la scenografica “macchina delle quarant’ore”, San Crisogono e Sant’Agata, per chiudere a Santa Maria in Trastevere (salvo eventuali variazioni per improvvisa chiusura delle Chiese)

 

 

CURIOSITA’: perché si dice “FARE IL GIRO DELLE SETTE CHIESE”

L’espressione “fare il giro delle sette chiese” vuol dire andare da un posto all’altro impiegando parecchio tempo ed energie. L’origine del detto risale al 1540, e richiama il pellegrinaggio promosso da San Filippo Neri, fondatore degli oratori, come prova di devozione cristiana. Il prelato raccomandava ai fedeli di rendere omaggio alle 7 Basiliche più importanti di Roma:  San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Pietro in Vaticano, San Paolo Fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura e San Sebastiano. I 20 km del percorso  dovevano essere coperti nel giorno del Giovedì Santo.  Ma c’è chi sostiene che l’origine sia più antica, riferita alla Basilica di Santo Stefano a Bologna: in realtà un complesso di luoghi di culto paleocristiani chiamato “le sette chiese”, da visitare in un sol giro.

 

Dato il carattere strettamente religioso della visita si prega di voler osservare il silenzio all’interno delle Chiese, nel rispetto degli Altari della Reposizione allestiti e dei fedeli in preghiera, grazie.

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