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Sabato 23 Novembre ore 09,30, Via Arco della Pace n. 5

Quota di partecipazione: € 12,00 comprensivo di offerta per la chiesa, servizio di radiocuffie e visita 

Termine ultimo di prenotazione: venerdì 22 Novembre ore 13,00

Condurrà la visita Massimiliano Del Moro, storico dell’arte e guida turistica autorizzata

S.Maria della Pace sorge in luogo dell’antica “S.Andrea de Acquarenariis”, nome che deriva dai numerosi venditori di acqua presenti nella zona, i quali, attingendo direttamente dal Tevere, dovevano purgare l’acqua dalla “rena” che vi era mescolata.

La leggenda narra che nel 1480 un’immagine della Vergine posta sotto il portico (oggi situata sull’altare maggiore), colpita da un sasso lanciato da un soldato ubriaco, si mise a sanguinare. Papa Sisto IV, informato dell’accaduto, si recò personalmente sul luogo e fece cambiare il nome della chiesa in “S.Maria della Virtù”, promettendo di rimediare allo stato fatiscente dell’edificio.

Così avvenne nell’anno 1482, anche se i lavori terminarono due anni dopo sotto Innocenzo VIII: la chiesa venne chiamata S.Maria della Pace per commemorare la conclusa pace di Bagnolo, l’atto che poneva fine alla guerra che aveva visto in causa lo Stato Pontificio, Venezia ed il Regno di Napoli.

L’edificio fu restaurato nel 1600 da Alessandro VII per opera di Pietro da Cortona, e acquisì così una facciata originale, adornata da un delizioso portico semicircolare convesso in una sorta di piazzetta concava, tanto da sembrare un allestimento scenografico teatrale. All’interno la decorazione è molto ricca con opere di Baldassarre Peruzzi e Orazio Gentileschi; si ricorda la bellissima cappella Cesi, progettata da Michelangelo e le quattro Sibille, dipinte da Raffaello subito a destra all’interno, su commissione del magnifico Agostino Chigi.

 Curiosità:

 Un elemento imprescindibile legato alla chiesa è il Chiostro del Bramante, (non più gestito dalla Chiesa stessa ma dedicato a mostre) realizzato nei primi del 1500 e rappresenta una delle opere più importanti del Rinascimento cinquecentesco e fu tra le prime opere romane progettate da Bramante dopo il periodo milanese.

La pianta quadrata è ottenuta attraverso la ripetizione di un modulo pari alla larghezza del portico, che dimensiona il vuoto centrale e il refettorio adiacente. Lo spazio centrale è circondato da 16 pilastri  (16 è un numero perfetto secondo Vitruvio) che formano un portico continuo di volte a crociera

 Il linguaggio severo, privo di ogni decorazione, differenzia profondamente questa dalle opere realizzate da Bramante durante il precedente periodo milanese, dove l’architetto urbinate aveva invece fatto ampio ricorso a decorazioni di gusto lombardo.

All’interno del portico le lunette sul muro di fondo sono affrescate con Storie della vita della Vergine, alle quali si aggiungono episodi legati alla chiesa e all’immagine miracolosa.

 

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