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PRENOTAZIONI AL COMPLETO
Appuntamento: giovedì 01 Agosto, ore 19,45 in Via Sistina davanti l’omonimo Teatro.
Quota di partecipazione: € 27,00 comprensiva di lezione monografica con videoproiezioni a cura del Dott. Massimiliano Del Moro, interventi teatrali dell’attore Lorenzo De Santis  e… ricco buffet aperitivo al lume di candela!
Termine ultimo di prenotazione:  mercoledì 31 luglio, ore 13,00

UN CONFRONTO TRA DUE GRANDI

Quando si parla di Michelangelo, ci si riferisce inequivocabilmente e senza ombra di dubbio al Buonarroti. Tutti i più grandi artisti nella storia dell’arte sono conosciuti con il solo nome di Battesimo. Pensate a Giotto, Leonardo, Tiziano, Raffaello, Dante.…. Trasformati in brand, il cognome non serve più, diventa inutile. Di Giotto ce n’è uno solo come c’è un solo Leonardo e un solo Raffaello.

Per quanto riguarda Michelangelo, le cose sono un pochino diverse. Nella storia dell’arte, infatti, i Michelangelo veramente grandi sono due: il Buonarroti ed il Merisi. Quando quest’ultimo nacque, però, il posto di Michelangelo era già occupato dal “Divino” e, non potendosi chiamare Michelangelo II, il Merisi dovette ripiegare sul soprannome derivato dal suo paese: Caravaggio. Un modo per dire: “Attenzione, anch’io sono un grande, anch’io sono un brand!”

E  forse da questo episodio che nasce la competizione del più giovane nei confronti del più vecchio. Quando Caravaggio giunge a Roma nel 1592, Michelangelo era morto da circa trent’anni e gli artisti che avevano successo e si accaparravano tutte le commissioni pubbliche o private, erano i suoi epigoni, quelli che in un modo o nell’altro ne imitavano lo stile, i così detti Manieristi: proprio quelli che il Caravaggio contrasterà con la sua pittura portando un’ondata di novità e aria fresca nella capitale.

L’arte del Merisi era, infatti, radicalmente antitetica rispetto a quella del maestro del Rinascimento. L’una, quella di quest’ultimo, è la pittura delle idee, l’altra, quella del giovano lombardo, è la pittura della realtà. Il primo dipinge personaggi che sono statue, che hanno tutta la bellezza e la fierezza degli dei, l’altro usa come modelli gente del popolo, della strada, poveracci, accattoni e prostitute. Il primo si concentra sul disegno per poi arricchire il tutto con il colore, che rimane comunque elemento secondario. Il secondo attraverso il colore costruisce tutta la scena, nascondendone gran parte nell’ombra per poi illuminare con un raggio di luce che squarcia il buio solo il dettaglio più significativo. Due modi completamente diversi di intendere l’arte e la vita stessa.

Eppure, nonostante le apparenze, il Caravaggio deve molto al suo predecessore. In tutta l’arte del Merisi si possono trovare riferimenti alla pittura di Michelangelo. Quante volte il Caravaggio deve aver fatto visita alla Cappella Sistina per studiare e copiare quei magnifici corpi scolpiti col pennello sulle pareti. Caravaggio si è poi ricordato di queste figure talmente belle da essergli rimaste impresse nella mente e ne ha riportate alcune nei suoi dipinti, in una sorta di duello a distanza ed allo stesso tempo di grande ammirazione e reverenza per il maestro.