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Venerdì 28 Giugno, ore 20,30 – Piazza San Marco, davanti Madama Lucrezia

Quota di partecipazione€ 11,00 comprensiva  di visita e del  servizio radiocuffie

Termine Ultimo di prenotazione: Giovedì 27 Giugno ore 13,00

La visita sarà condotta da Massimiliano Del Moro, storico dell’arte e guida turistica autorizzata

PASQUINO
di Trilussa

“Povero mutilato dar Destino
come te sei ridotto!”
Diceva un Cane che passava sotto
ar torso de Pasquino
“Te n’hanno date de sassate in faccia!
Hai perso l’occhi, er naso…E che te resta?
un avanzo de testa
su un corpo senza gambe e senza braccia!
Nun te se vede che la bocca sola
con una smorfia quasi strafottente….”
Pasquino borbottò: “Segno evidente
che nun ha detto l’urtima parola”

 

Posizionate in vari luoghi del centro della Capitale, le Statue Parlanti nacquero in epoca pontificia quando il popolo cominciò ad appendere al collo di queste sculture cartelli con scritte satiriche, invettive e dialoghi umoristici mirati a deridere vari personaggi pubblici, tra i quali spesso anche il Papa, ovviamente rigorosamente di autori anonimi.

Presto i romani cominciarono a dare dei nomi a queste statue come Madama Lucrezia, il Facchino, l’Abate Luigi, il Babuino, il Marforio e il più famoso, il Pasquino.

Originariamente dovevano essere molte di più, ma solo sei sono giunte a noi, meglio conosciute all’epoca come il Congresso degli Arguti. Non solo statue, ma “eroidalla lingua lunga con i quali Roma si è opposta all’arroganza e alla corruzione dei nobili e del clero attraverso l’arma dell’umorismo.

La più nota è quella del Pasquino che dal 1501 si trova nello slargo che ha preso il suo nome, alle spalle di Piazza Navona. Si tratta del torso di una figura maschile probabilmente risalente al III secolo a.C. Il malconcio stato non permette di stabilire con esattezza chi rappresenti, ma forse deve essere la raffigurazione del re Menelao che trascina via Patroclo o ancora un gladiatore, una divinità o un eroe. Anche del nome si sa poco, si ipotizza che la statua sia stata rinvenuta presso un’osteria il cui proprietario si chiamava, appunto, Pasquino.

La sua “voce” si sente attraverso le pasquinate, ovvero satire, denunce e invettive, ma anche poesie e rime canzonatorie. Sicuramente ricorderete la pasquinata «Quello che non fecero i Barbari, lo fecero i Barberini» diretta a Papa Urbano VIII Barberini che fece togliere a Bernini la copertura bronzea del Pantheon per la realizzazione del baldacchino nella Basilica di San Pietro.

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